In bici nel Verdon [seconda parte]
Pedalare lungo le gole del Verdon, il canyon piu' profondo d'EuropaArea:
Francia - Argomenti:
bici, Europa, Francia, viaggiare low cost
Il quinto giorno ci porto' da Grasse a Comps sur-Artuby
Usciamo da Grasse dopo una buona colazione a base di brioche, in
campeggio, consegnate dal furgoncino di una panetteria.
Un carcere, dalla sagoma bianca e imponente, si erge su una collina a
destra della strada che stiamo percorrendo. Notiamo una coppia di ciclisti
danesi, scopriremo poi che avevano spedito le bici in Costa Azzurra via
aereo. Teniamo il loro ritmo, sembrano allenati e preparati (buone bici,
pochi bagagli), e' gia' un buon risultato, per noi.
Percorriamo chilometri e chilometri in aree isolate, con panorami
americani, deserti, case solitarie. Bei posti. Raggiungiamo un colle oltre
i mille metri, in cima ci sono dei negozi, o forse sono solo chioschi
temporanei. Compro un'agata che in un attacco di creativita' battezzo
Agata, il negoziante e' un ragazzo brasiliano, scambiare due parole ci fa
piacere.
Continuano i saliscendi: abbiamo superato, in un giorno, quattro colli
alti oltre mille metri, e a fine giornata ci renderemo conto d'aver
percorso un'ottantina di chilometri.
Al campeggio di Comps Sur-Artuby, in serata, muscolose vicine tedesche
stile sollevatrici di pesi steroidizzate montano la loro allegra tenda
nera vicina alla nostra. Evitiamo approcci. Ci dirigiamo invece verso una
cabina telefonica per chiamare casa (il viaggio si svolse nel 1992, quando
avere un telefono cellulare avrebbe reso necessario un carrello rimorchio).
Silvano si fa cambiare delle monete in gettoni telefonici dalla moglie del
proprietario del campeggio. Scialba, con occhi vitrei, dimessa, quasi
trasparente, depressa. Per questa operazione il mio amico era salita in
casa, tovaglia di plastica, vaso con fiori secchi, televisione accesa non
guardata... appoggiata alla cabina telefonica, fuori, una bambina
spettinata di 3 o 4 anni, piuttosto sporca, con il vento tra i capelli, la
figlia, che ci fissava come fossimo degli alieni e che pareva dicesse
"portatemi via da 'sto posto fuori dal mondo"; la figlia venne poi
chiamata scialbamente dalla madre per cena. Le docce e i bagni del
campeggio grondavano acqua da varie tubature rotte, e rimbombavano come
una cassa acustica enorme. A ripensarci, sembra lo squallore descritto da
Francesco Guccini in "Autogrill" ...
Il sesto giorno: da Comps sur-Artuby a Les Salles-sur-Verdon: sangue,
sudore e ... limone

Lasciamo Comps sentendoci vicini alla meta: il lago di Saint Croix, al
termine del Canyon del Verdon (o
Gorges du Verdon, per chiamarlo
col suo nome) e' a meno di un giorno di viaggio. Pedaliamo attraverso
campi, la strada inizia a salire. Raggiungiamo il Balcon de la Mescla,
dove le acque dei fiumi Verdon e Artuby si mischiano. La vista e'
spettacolare, e ci sono tanti altri turisti in cerca del posto migliore
per fotografare le pareti di roccia e i fiumi che si accoppiano, in fondo.
Un bar e un paio di negozi offrono distrazioni, in vendita ci sono articoli
di classe come cappelli di castoro, pellicce d'orso e una scultura in legno
raffigurante un indiano d'america, in scala 1:1.
Ci sentiamo quasi arrivati, qui iniziano le Gole del Verdon (Gole uguale
Gorges uguale Canyon).
Poco dopo, la strada alterna salitelle morbide a discese sfruttabili,
sorpassiamo auto e ci sentiamo carichi, baldi e prodi. Passiamo da Pont
sur-Artuby, dove da un bel ponte si buttano dei matti che fanno bungee
jumping. Meglio la vita tranquilla, pensiamo pedalando sulle nostre bici.
I paesi scompaiono completamente, le case si fanno piu' isolate. Poi
scompaiono anche loro.
La strada sale.
Sale.
Sofferenza...
Finiamo cibo e liquidi, ci fermiamo su un terrapieno un metro piu' alto
della strada. Mangiamo limoni con zucchero, Silvano e' addormentato
sfinito svenuto. "... la sensazione piacevole del prosciugamento, la
leggerezza, il fresco sulla pelle nonostante il caldo e il sudore,
probabilmente avevo un'insolazione e un crollo degli zuccheri...", dira'
poi il suo diario di viaggio.
La sofferenza continua.
Ci alziamo, o forse risorgiamo. Arriviamo alla fine della salita, vediamo
meglio il canyon e il lago di St. Croix. Euforia, inizia la discesa, poco
dopo c'e' una fonte d'acqua. Auto olandesi ci proteggono e ci scortano.
Dovremmo scrivere un ringraziamento alla regina d'Olanda per il senso
civico e ciclistico dei suoi sudditi. Non ci dispiacerebbe essere
olandesi, in questo momento. In realta', ci basta essere vivi...
Alla fine di una discesa che consumera' vistosamente i nostri freni,
raggiungiamo un campeggio vicino alla riva del lago di Saint Croix, non
c'e' posto. Troviamo poi un campeggio, il Camping Les Pins, con spazio per
la nostra piccola tenda (piccola a confronto delle roulotte e dei caravan
che vediamo ... in realta' la tenda e' a tre posti con abside frontale e
mini-abside posteriore, con doppio telo, e pur pesando poco (tra i quattro
e i cinque chili) non e' specificamente progettata per il ciclismo.
Il campeggio e' in riva al lago. Abbiamo i soldi per pagare. Ci sono
negozi in cui comprare cibo.
Siamo arrivati!
Giorni successivi

Quali giorni? Quanti giorni? Percorrere le gole del Verdon era lo scopo
del viaggio, arrivare al lago di St. Croix ne e' solo la conseguenza, come
la palla ferma in fondo alla rete dopo un goal e' la conseguenza del goal
stesso. I giorni passati al lago sono stati belli, riposanti, stimolanti,
ma l'arrivare al lago e' stato il nostro viaggio.
L'estate e' torrida, sappiamo che al ritorno a casa saremo abbronzati da
far paura. E forse anche disidratati.
In campeggio vediamo una una giovane signora che ribattezziamo "la signora
dei cigni". Attraente, capace di combinare un aspetto poetico con tocchi
sado-maso. E' la moglie o una parente del gestore, scopriremo in seguito.
Una coppia in roulotte ci offre, appena arrivati, un paio di sprite
gelate! Un piacere indicibile.
Veniamo scambiati varie volte per olandesi e, in seguito, per danesi. Per
ragioni inspiegabili, si torna a discutere di polpacci.
Durante i nostri pasti sulla stuoia davanti alla tenda, formaggio e
prosciutto fanno a botte,
again. I formaggi francesi sembrano
parecchio aggressivi, magari la prossima volta porteremo da casa del
gorgonzola. I nostri coltellini svizzeri risultano utili: il Camembert,
piu' che tagliarlo, lo accoltelliamo, benche' sia ridotto ad una massa
scomposta. Nei pochi negozi del villaggio di Les Salles-sur-Verdon
troviamo tutto il cibo di cui abbiamo bisogno.

Il lago di Saint Croix e' adatto ai bagni, e le sue spiagge sono piene di
turisti, soprattutto olandesi. L'acqua non e' limpida come quella della
Sardegna, ma non e' male, e la sua temperatura, almeno nel mese di agosto,
e' tiepida. Se si vuole nuotare nell'acqua gelata, il fiume Verdon si getta
nel lago a poco piu' di due chilometri dal campeggio e da Les Salles, ed
offre panorami stupendi: nuotare in fondo ad un canyon, con le rocce a
strapiombo, sopra, e' uno'attivita' da consigliare. Il fiume, poi, e'
popolato da kayak, canoe e pedalo', affittabili sulle rive del lago per
prezzi ragionevoli.
Dal campeggio Les Pins alla piazza centrale di Les Salles ci sono quindici
minuti di cammino, visto che il paese si trova letteralmente sopra al
campeggio, ed e' raggiungibile tramite una scalinata che permette di
arrivare, spompati, nel cuore di questo villaggio nato nel 1973. Les
Salles-sur-Verdon vanta il (dubbio) merito di essere il "villaggio piu'
giovane di Francia" (anche se dubito che non ne siano nati, di villaggi,
negli ultimi trent'anni): l'originale Les Salles-sur-Verdon si trova sotto
35 metri di acqua, nel lago di Saint Croix, lago artificiale creato dalla
diga di Saint Croix. Di giovane, nel villaggio, ci sono certamente i
visitatori: nonostante non sia Rimini ne' Ibiza, il centro del paese e'
pieno di ragazzi. Noi, poco piu' che ventenni (vabbe', 24 e 23 anni...)
siamo piu' vecchi della media, qui. Ma basta spostarsi di un centinaio di
metri, in un'altra piazza, alle spalle della bella chiesa e dell'ufficio
dell'ente turistico, per trovarsi in mezzo ad un ambiente differente: qui
si gioca a petanque, e ci sono giovani e meno giovani, ed anche
vecchietti. Si gioca, si beve, si parla.
Domenica 9 agosto 1992: si pedala un po'
Dopo giorni passati a recuperare energie, mangiare e bere, nuotare e
camminare, riprendiamo le bici per raggiungere il punto in cui il Verdon
sbocca nel lago di Saint Croix. Percorriamo alcuni chilometri in direzione
nord, quando il cambio delle bici di Silvano si pianta. Ci fermiamo in una
delle pinete che costeggiano il lago lungo la strada D957, e iniziamo a
... imprecare. Poi a mangiare. Infine, decidiamo di riparare la bici. Ci
vorra' l'aiuto di un ciclista tedesco, e due pietre, per sistemare il
cambio.
Decidiamo che non vale la pena proseguire verso nord, ritorniamo quindi al
campeggio.
Decimo giorno, inizia il viaggio di ritorno verso Settimo Torinese: da
Les Salles a Les Arcs
Il lago di Saint Croix decide di presentarsi in modo speciale, il giorno
del nostro addio: coperto di bruma, la giornata e' fresca, e pedaliamo
verso sud, salendo di quota, verso la citta' di Aups. Passiamo in una
foresta con alberi che potrebbero anche essere "vivi" (e antropomorfi,
sembrano avere braccia e teste), vicino ad un'area di esercitazioni
militari. Le bici vanno che e' un piacere, la strada e' scorrevole quando
non e' in salita.
Pranziamo ad Ampus, con brutti ceffi tutto attorno, e con nomi di locande
tipo "I due bracconieri" o "Gli allegri tagliagole". Rassicurante...
Arriviamo a
Les Arcs (nome completo Les Arcs-sur-Argens), troviamo
un campeggio con piscina, mini-discoteca e stile romagnolo, piazziamo la
tenda a pochi metri da un torrente, senza il telo esterno, visto che la
temperatura si e' alzata parecchio, rispetto al mattino. Prima di andare a
dormire facciamo un salto in citta', dove preleviamo denaro da uno
sportello automatico, non ne abbiamo visti molti in giro, e dovendo
prendere il treno per Torino, qualche liretta ci servira'. Torniamo in
campeggio.
Undicesimo giorno
Disordini intestinali per me, tanto per cambiare. Per il resto della
giornata berro' solo spremute di limone e mangero' solo riso.
Avendo verificato, ieri, che il treno per Nizza parte da
Draguignan
e non da Les Arcs, e che la stazione di Les Arcs e' stata chiusa tempo fa,
pedaliamo fino a Draguignan, 25 km. Li' a Silvano cadono per l'ennesima
volta tappetino, ciabatte e sacco a pelo, fissati sul piano del
portapacchi. Poco dopo troviamo un dolmen, segnalato nelle nostre mappe:
e' coperto di graffiti e circondato da case e negozi, come se la citta' si
fosse sviluppata intorno a lui senza danneggiarlo ma senza badargli piu' di
tanto.
Alla stazione di Draguignan leggiamo delle olimpiadi di Barcellona e delle
imprese del "Dream Team" USA di basket, che sta massacrando, come
prevedibile, tutti gli avversari. Stanca, desolata stazione, pare Yuma,
come nei vecchi film western. Poi finalmente arriva un treno, il nostro.
Arrivati a Nizza, leggiamo sugli orari esposti in stazione
che c'e' un treno verso Torino con trasporto bici; ci apprestiamo a
caricare le nostre bici, ma la capotreno si rifiuta di farle salire. Dopo
alcuni minuti di discussioni, accetta di rispettare quanto indicato
nell'orario, e carichiamo le nostre bici e le nostre stanche membra sul
treno. Dopo l'allegro ciuf ciuf sulle montagne del confine, raggiungiamo
le sterminate pianure del Basso Piemonte, e ci dirigiamo verso Torino
attraverso questa landa desolata
Scendiamo a Torino e pedaliamo con calma verso Settimo Torinese,
praticamente di notte.
Data: 09/09/2006 - aggiornato: 28/09/2006
L'autore
Claudio Piombetti. Fedele al principio "Viaggiare conta piu' che arrivare", ha utilizzato bici, treno, autostop, e moto spompate come una Honda CB125x nel corso dei suoi viaggi.
Viaggi passati: Gran Bretagna, Francia, Spagna, Stati Uniti, Slovenia, Hong Kong, Taiwan.
Altri capitoli di questo racconto:
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